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Domenica 7 giugno 2026 si è svolta la premiazione della 21ma edizione del Concorso letterario Storie di donne. La cerimonia è stata accompagnata da intermezzi musicali della SMAG, con la bellissima voce di Catalina Rodriguez Rios accompagnata al pianoforte dalla professoressa Laura Crescini. E' intervenuta l'assessora alle Attività Economiche Roberta Prandi e la professoressa Tiffani Trachioni che ha illustrato la mostra "Sogni di donna" realizzata dagli alunni dell'ITT Marconi di Rovereto.
La giuria del concorso era composta da Antonia Dalpiaz, Tea Vergani e Martina Avancini per la Sezione generale "Donne in rete: storie di vite online" e da Stefano Parisi per la Sezione speciale San Pancrazio, suddivisa in "Donne e comportamenti da dipendenza" e "Donne come vittima di genere".
Durante la cerimonia Antonia Dalpiaz ha letto alcuni estratti dei racconti premiati.
Per assistere alla cerimonia completa cliccate qui.
L'antologia con i racconti pervenuti verrà pubblicata presumibilmente nell'autunno 2026; tutti i partecipanti verranno avvisati non appena sarà disponibile.
Di seguito trovate i racconti premiati e le motivazioni della Giuria. Cliccando su ciascun titolo potrete leggere il testo del racconto.
Sezione speciale Premio San Pancrazio, a cura dell’Ospedale San Pancrazio di Arco (Kos Group).
Primo posto “Donne come vittima di genere”: Lucia e l’aquilone strappato
autore: Pier Luigi Lemmi (Guidonia Montecelio – Roma)
Motivazione
Con un intreccio abilmente costruito e con abilità descrittiva notevole, l’autrice/autore realizza una storia particolarmente coinvolgente che accattiva efficacemente il lettore con originalità e audacia narrativa. Con passaggi repentini fra due storie in parallelo che via via vanno a convergere fino a sovrapporsi, la storia racconta i frangenti di due giovani vite, molto lontane per contenuto, molto vicine per geografia. Nel mentre un ragazzino rischia di perdere il suo aquilone, una ragazza subisce un agguato e rischia di subire la peggiore violenza di tipo sessuale ad opera di due uomini sconosciuti. Altro espediente narrativo adoperato, è il passaggio dalla terza persona alla prima persona quando la storia passa alla narrazione della vicenda che interessa la ragazza. Fortunatamente, sembra che, i fortuiti soccorritori intervengano prima che si realizzi il peggio. L’effetto che si ricrea non è però dei più rassicuranti, in quel lieto fine si intravvedono venature di un trauma che non sarà di facile risoluzione.
Secondo posto “Donne come vittima di genere”: Il fuoco sotto la pelle
autore: Andrea Cremonesi Corugate (MI)
Motivazione
Questa storia narra di un cambiamento importante compiuto da una donna trapiantata dal sud al nord Italia in un tempo passato nel quale quel cambiamento non poteva essere accettato. In questa storia sono contenute soluzioni narrative particolarmente ricercate, frequentemente contaminate dalla poesia. Ho trovato questa storia coinvolgente, istruttiva, appassionante e struggente. Con passaggi come il seguente:…«’Sta città è ’na puttana», diceva Salvatore, sputando quelle parole come fossero insulti rivolti al mondo intero. «E tu, Rosa, non ci devi mettere piede…». Lei abbassava lo sguardo e obbediva, rassegnata a guardare il mondo da dietro le tapparelle, come una donna colpevole di desiderare semplicemente di esistere…oppure come:
…che l’amore, a volte, si confonde con il possesso e che il dolore può sembrare normale, quando diventa abitudine…o come:
…«Ogni donna è un vento che rompe le catene del cielo, e nel suo passo risuona l’eco di mondi ancora da conquistare»…l’autrice/autore, si distingue per proprietà lessicale, stile narrativo, competenza storica, efficacia nel ricreare personaggi autentici e complessi che fanno immedesimare il lettore nella vicenda raccontata.
Il cambiamento evocato è costato la vita alla donna protagonista, il seme da lei lasciato ha però attecchito, partecipando alla costruzione di un nuovo ordine sociale che vuole la donna al pari dell’uomo, con massima possibilità di espressione e massima dignità.
Primo posto “Donne e comportamenti da dipendenza”: Restare
autrice: Francesca Targa (Roma)
Motivazione
La storia narrata si svolge in pochi minuti, all’interno delle mura domestiche, in pochi e brevi scambi di parole fra madre e figli, il tutto incorniciato dalla descrizione di una storia di dipendenza da video slot che l’autrice/autore sa riprodurre molto bene. Chi legge viene accompagnato nella casa e assiste al susseguirsi delle scene come in un film girato in piano sequenza. I quattro protagonisti sono ricostruiti in modalità autentica e senza troppe sbavature. La storia, attraverso un primo svelamento della protagonista, sembra volgere ad un finale sollevato e possibilista. La madre sembra essersi liberata da un maleficio che la teneva lontana da tutti. Ora la aspetta il resto del cambiamento che si realizzerà con l’aiuto di persone esperte.
Secondo posto “Donne e comportamenti da dipendenza”: Mi manco
autrice: Anna Paola Lacatena (Taranto)
Motivazione
Questa storia ha tutta l’aria di essere autobiografica, non c’è solo il tema della dipendenza, ci sono le tematiche della vita, delle relazioni più o meno adeguate. La protagonista si manca, sembra provare nostalgia per diverse porzioni e sfaccettature di se. In questo interessante dialogo introspettivo si svelano verità che normalmente sono riservate agli addetti ai lavori in seno alla cura delle dipendenze come ad esempio la nostalgia dei primi effetti delle prime dosi. Lo stile è sincopato ma comunque fluido. Non c’è melodramma ne autovittimismo bensì sano realismo. L’autrice/autore, fornisce ottime immagini nelle quali ci si immedesima senza nessuna fatica. Il viaggio descritto sembra avere anche una funzione catartica, ancora una volta non buonista ma realista.
Segnalazione “Donne e comportamenti da dipendenza”: Cattive compagnie (l’ultima dose)
autrice: Yuleisy Cruz Lezcano (Marzabotto-BO)
Motivazione
Storia particolarmente drammatica, per certi versi insopportabile. Crea sgomento e persino orrore. Non c’è altro che la storia, così per com’è. Al lettore tocca l’esercizio di digerire e cercare di collocare da qualche parte tale evenienza, ai noi, realistica. La motivazione alla segnalazione è legata alla capacità della storia di condurre il lettore in tali avvicendamenti, senza porre il minimo giudizio, senza moralismi o velleità di insegnamento. Viene da credere che l’autore/autrice sia del settore della medicina della dipendenze, una di quelle persone che si ritrovano al fronte, nell’entrare in contatto con le vite estreme di alcune persone, nel tentativo di instaurare una relazione di aiuto, nella consapevolezza di avere spesso armi spuntate ma facendo comunque il possibile e puntando in alto.
Sezione generale "Donne in rete: storie di vite on line"
Primo posto “Donne in rete, storie di vite online”: Sorelle
autore:Paolo Maria Borsoni (Ancona)
Motivazione
“Per aver dato vita a un racconto intenso, scritto con una prosa fluida e coinvolgente, capace di accompagnare il lettore dentro una storia originale e umanamente potente.
La scrittura, attenta e curata, non si limita a descrivere gli eventi, ma trasmette con naturalezza le emozioni e la forza interiore delle protagoniste.
Uno degli aspetti più significativi del racconto è la rappresentazione della “rete”, concepita non solo come uno spazio digitale, ma come una vera e propria comunità di ascolto, relazione e sostegno tra donne: uno spazio dove il senso di appartenenza si rafforza, e dove la cura si manifesta attraverso gesti di vicinanza e supporto.
Il racconto riesce inoltre a compiere una trasformazione profonda, convertendo il dolore personale della protagonista in una riflessione collettiva. Al centro si pone la responsabilità condivisa, l’eredità affettiva tramandata tra generazioni e la capacità delle donne di tessere legami solidi, capaci di resistere all’assenza e al silenzio. Le relazioni che emergono nel racconto sono segnate da una solidarietà che non si spezza, testimoniando la forza resiliente della comunità femminile e la possibilità di superare insieme le difficoltà”.
Secondo posto “Donne in rete, storie di vite online”: I nodi di seta
autrice: Barbara Chemotti (Arco)
Motivazione
“Per la straordinaria maturità narrativa e stilistica con cui l’autore/l’autrice affronta un tema profondamente contemporaneo, intrecciando riflessione sociale, tensione emotiva e visione etica in una scrittura ricca, accurata e di grande intensità.
Il racconto colpisce per la solidità della costruzione narrativa e per un lessico raffinato e consapevole, capace di dare forma al lavoro digitale femminile in rete, che diventa insieme spazio di conflitto e possibilità di emancipazione. L’autrice / L'autore rappresenta il mondo digitale come luogo di resistenza, resilienza e solidarietà tra donne di ogni età, nazionalità ed esperienza, trasformando la connessione in alleanza concreta e condivisa.
Particolarmente originale e significativa è la soluzione finale proposta: la creazione di un sistema capace di rendere economicamente, culturalmente e socialmente insostenibile la diffusione della violenza in rete. Una visione innovativa, sostenuta da una profonda tensione morale e da una riflessione filosofica di alto livello sul potere trasformativo delle comunità digitali”.
Terzo posto “Donne in rete, storie di vite online”: Il filo blu
autrice: Rossella di Chello (Arco)
“Per aver raccontato con delicatezza e autenticità una prospettiva positiva e umana della rete, rappresentata non come semplice spazio virtuale, ma come luogo di incontro e sostegno contro la solitudine.
Attraverso una scrittura fluida, scorrevole e intimamente coinvolgente, l’autrice restituisce con sensibilità il senso di distanza, spaesamento e ricerca di appartenenza che attraversa la vita contemporanea. Il tono, a tratti malinconico ma mai drammatico, accompagna il lettore in un percorso emotivo equilibrato e credibile, capace di trasformare piccoli gesti quotidiani in occasioni di vicinanza autentica.
Particolarmente efficace è la rappresentazione della “rete” come comunità viva e solidale in grado di mantenere un filo invisibile tra persone lontane per geografia ed età anagrafica, ma vicine per esperienza e sensibilità.
‘Il filo blu’ offre così uno sguardo gentile e speranzoso sul web, ricordando come, anche nelle forme più semplici della comunicazione online, possa nascere un senso profondo di appartenenza e di calore umano”.
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